Tutto è cominciato con un Commodore 64
Quando negli anni Ottanta mi sono trovato per la prima volta davanti a un Commodore 64, non potevo immaginare che quel piccolo computer, con i giochi su cassetta e i comandi da digitare sulla tastiera, mi stesse aprendo le porte di un mondo nuovo. Per molti ragazzi della mia generazione è stata la scintilla. Per me è diventata una vita.
Poi sono arrivati i primi personal computer, i modem lenti e rumorosi, i floppy disk che contenevano il nostro "universo digitale". E poi Internet: all'inizio un luogo per pochi appassionati, in breve tempo il posto dove passa quasi tutto. Ricordo bene la meraviglia, ma anche le domande che ogni novità si portava dietro.
Sono nato nel 1973, in piena Generazione X, con un piede nell'analogico e uno nel digitale. Ho usato i gettoni del telefono e i primi cellulari, ho scritto a macchina e poi al computer. Mio nonno ha avuto una vita intera per abituarsi all'elettricità; mio padre decenni per accogliere la televisione e l'automobile; io anni per digerire computer e Internet. I miei figli, nati con lo smartphone in tasca, hanno a volte poche settimane per capire tecnologie che cambiano il mondo.
È da questa domanda che nasce tutto quello che faccio: quanto tempo abbiamo, oggi, per capire ciò che usiamo ogni giorno?
Dalle macchine alle persone
Sono perito informatico, e ho studiato Ingegneria Informatica a Bologna. Il mio primo lavoro, alla fine degli anni Novanta, è stato nel distretto della ceramica di Sassuolo: scrivevo il software che controllava i forni industriali, lo installavo in Italia e all'estero, lo collegavo ai PLC. Lì ho fatto i miei primi backup e i miei primi piani di ripristino, prima ancora che si chiamassero così. E ho imparato una cosa che non ho più dimenticato: quando un sistema si ferma, si ferma il lavoro delle persone.
Nel 2000 ho fondato la mia prima azienda. Per quasi quindici anni ho fatto l'imprenditore nell'informatica per le piccole e medie imprese: reti, server, data center, assistenza, servizi cloud. Ho costruito squadre tecniche, ho visto da vicino cosa significa per un'azienda restare senza i propri dati, e quanto spesso la sicurezza arrivasse per ultima.
Dal 2014 ho scelto di dedicarmi interamente alla cybersicurezza. Ho girato l'Italia per formare tecnici e partner, ho contribuito a far nascere nuove divisioni dedicate alla sicurezza, e dal 2020 guido come CISO e Head of Cybersecurity la divisione di sicurezza informatica del Gruppo Eurosystem. Ogni giorno lavoro con aziende ed enti su rischio, incidenti, NIS2 e protezione dei sistemi.
Imparare a raccontare
A un certo punto mi sono accorto che proteggere non bastava: bisognava anche spiegare. Così, da adulto, sono tornato all'università e mi sono laureato in Scienze della Comunicazione.
Da allora scrivo: centinaia di articoli per Red Hot Cyber e Cybersecurity360, con uno sguardo che cerca sempre di essere chiaro anche per chi non è del mestiere. Dirigo e conduco il Red Hot Cyber Podcast. Faccio parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0 e sono perito informatico iscritto all'albo del Tribunale di Gorizia.
Ma gli incontri a cui tengo di più sono altri: le scuole, dove parlo di cyberbullismo con bambini e ragazzi; le serate con genitori e figli sui social e sulle chat; i corsi per i dipendenti dei Comuni; le associazioni di imprese. È lì che ho capito quali parole funzionano, e quali fanno solo paura.
Da questo percorso sono nati tre libri: Il futuro prossimo, per i cittadini e le famiglie; NIS2. La carta che guida, per chi guida e protegge le organizzazioni; e Nessuno a cui dirlo, in uscita, sulla solitudine nell'epoca in cui siamo tutti connessi.

Perché MondoCyber
MondoCyber mette insieme tutto questo: il tecnico che conosce gli attacchi, l'imprenditore che sa cosa significa fermarsi, il divulgatore che cerca le parole giuste. È uno spazio gratuito, senza pubblicità, pensato per chi non ha tempo di diventare esperto ma vuole sapere cosa fare.
Non credo nella sicurezza che spaventa. Credo nella sicurezza che si capisce, si sceglie e si condivide.
Il futuro prossimo non è qualcosa da temere, ma da conoscere. Perché solo conoscendo possiamo scegliere.
Sandro Sana
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